Finali NBA in archivio: roba per gli annali dello sport

in Olio di Balena17 days ago

Mamma mia!
Mamma mia!
Mamma mia!

C'è stato un attimo nella serie finale in cui tutti abbiamo pensato che forse, ma forse, il cuore, l'organizzazione, la grinta, il gioco di Miami avrebbe potuto scardinare le certezze dei Lakers.
E' stato un momento, è durato un battito di ali di una farfalla ma non ha sortito uragani dall'altro lato del mondo.
L'impressione, molto meno aleatoria, molto più definitiva, è che per scalfire le certezze di sua maestrà il prescelto, Lebron James, ci volesse ben altro.
I Los Angeles Lakers sono i campioni 2020 della NBA.
10 anni dopo l'ultima finale.
Una finale che vide Kobe Bryant in campo.
Un trionfo che arriva nell'anno del dolore più grande, quello per la scomparsa per il figlio prediletto della Los Angeles gialloviola.
Un lutto che ancora oggi devasta il mondo dello sport e che ha lasciato cicatrici profonde nell'animo di ogni appassionato, ustioni indelebili sulla pelle di chi quella maglia questa notte la indossava, nella gara 6 delle finali della Bubble di Orlando, nelle finals più strane della storia dello sport.
Gli ascolti televisivi sono calati ma lo spettacolo, nonostante un'orrenda gara 6, è stato eccellente.
Per chi ama questo sport non può che levarsi una standing ovation per chi questa finale l'ha persa.
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I Miami Heat hanno dimostrato che il gioco e la pianificazione, il gruppo e il saper scegliere gli uomini giusti, spesso conta più dei campioni, delle giocate, del talento.
Jimmy Butler ha regalato una serie che resterà nella storia, ma non è bastato.
L'assenza prolungata di Goran Dragic e le 3 partite senza Adebayo sono stato un macigno che Miami ha dovuto portare sulle spalle. Lo ha fatto lottando con le unghie e con i denti, riuscendo a far vacillare il prescelto e mettendo in discussioni le finali fino a gara 6.
Applausi agli uomini di Pat Riley e Erik Spoelstra.
Menzione d'onore per il rookye Tyler Herro, per il coraggio del sophomore Duncan Robinson e per tutti gli straordinari interpreti di questa magnifica squadra.
Non è bastato.
Dall'altra parte c'era un ragazzo di 36 anni che, mentre i suoi compagni di draft erano in "pensione" a casa a guardare la partita, conquistava il suo quarto anello ed il quarto titolo di mvp delle finals.
Il primo a conquistare l'anello con 3 squadre diverse, il primo in varie voci statistiche, il primo a vincere dopo Kobe un titolo a Los Angeles.
Lo scorso anno i Lakers non riuscirono a qualificarsi neppure ai playoff.
Quest'anno battono, annientano tutti e vincono il titolo NBA.
Percorso netto.
Miglior record in regular season.
4-1 vs Portland
4-1 vs Houston
4-1 vs Denver
4-2 vs Miami

Tutti messi in fila con una difesa sopraffina costruita da coach Vogel (al suo primo anello) e dal suo famoso assistente Jason Kidd.
E' il titolo, il primo titolo di Anthony Davis, devastante in difesa ed in attacco, in missione per portare a casa questa vittoria, per Kobe ed insieme al suo fratello cestistico Lebron.
Lebron è stato devastante ma soprattutto intelligente prima, durante e dopo l'avvio di stagione.
E' stato lui a scegliere i suoi "comprimari", ed i suoi comprimari hanno ripagato alla grandissima le attese.
Rajon Rondo è arrivato con un contratto al minimo, un contratto da veterano.
E' stata una delle star di questi playoff.
Howard si è praticamente ritirato 2 volte in questa stagione.
E' ritornato per LBJ ed è stato determinante contro Denver.
Morris e KCP erano 2 giocatori oramai ai margini della NBA.
Senza loro, in alcuni momenti, si sarebbe spenta la luce.
Danny Green è anche lui al terzo anello con 3 maglie diverse.
Alex Caruso è un undrafted che fino a qualche mese fa era solo una barzelletta per molti.
Oggi ha finito in quintetto.
Bene tutti, e bravi tutti ma è stato soprattutto l'anno di sua maestà il re.
Lebron James chiude con 30 punti di media, 12 rimbalzi e quasi 9 assist queste finals.
E' in top 3 in tutte le classifiche all time che contino davvero a qualcosa.
Meglio di Michael Jordan?
Forse si, forse no.
Poco importa.
LBJ non ha più nulla da dimostrare.
Da oggi è il re anche di Los Angeles.
In Kobe's memory.

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