My Dear Basketball

in Olio di Balenalast month

Oggi voglio fare un'eccezione alla regola.

Quella di cui voglio, seppur brevemente, parlarvi non è una serie tv come questo sito web imporrebbe.

La recente conclusione del campionato NBA 2019/2020, culminato con la vittoria dei Los Angeles Lakers di Lebron James, ha ispirato questo post.

Dietro la grandissima passione per le serie tv, ed in generale per le arti visive, si celano altre passioni come potrete immaginare.

Una di queste è quella per la National Basketball Association, più comunemente ricordata come NBA.

E' una di quelle passioni che si sono tramutate nel tempo in una sana ossessione.
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La prima applicazione "lanciata" al mattino è quella ufficiale della NBA, seguire le trade ed il mercato free agency è un piacevole passatempo, e se possibile seguire le partite e soprattutto i playoff resta ancora un punto fermo delle stagioni, delle annate di questa breve vita.

Per questo motivo e per altri ancora volevo tributare qualche riga ad un grande campione della recente storia del basket, ed in generale uno dei fenomeni dello sport mondiale, un nome conosciuto e acclamato da molti, uno sportivo seguito e imitato da tantissimi:

KOBE BRYANT

Difficile commentare la scomparsa di un'icona come Kobe Bryant. Ancora più difficile se, riguardando le sue gesta e scrutando il suo immancabile sorriso ripensiamo a tutte le notti insonni trascorse insieme a lui ad inseguire una vittoria dopo l'altra a caccia dell'ennesimo anello.

Kobe Bryant aveva smesso di giocare solo 4 anni fa. Il suo fisico da 38enne fragile non poteva più reggere il peso di 82 partite all'anno ad alto livello. Come solo i fenomeni sanno fare anche Kobe ha saputo intuire quale fosse il momento giusto per smettere, quale fosse la scelta migliore per lui e per tutti quelli che lo amavano dentro e fuori dal campo.

E cosi la sua ultima partita rappresentò uno dei momenti più incredibili della sua carriera e della storia dello sport.

Chiuse con 60 punti, a 38 anni, lui che nella speciale classifica delle migliori prestazioni individuali della storia della NBA era ed è secondo solo al colosso Wilt Chamberlain, primo con 100 punti siglati nel 1962 con la maglia di Philadelphia. Kobe, nella NBA moderna è stato capace di sigillarne 81 nel 2006.

Contro una squadra molto più forte dei Lakers in quel momento. Registrando una delle prestazioni migliori della storia della NBA.

Kobe ha saputo trovare il modo di stupirci anche dopo l'addio al basket.

Lo ha fatto reinventandosi storyteller e raccontando in un cortometraggio dal titolo "Dear Basketball" proprio quel suo lungo addio. Più che un racconto del suo ultimo giro di pista quello che ci propone è un sincero e purissimo tributo al suo più grande amore: il basket.

Un cortometraggio di pochissimi minuti che però riesce a trasmettere tutta la passione di Kobe per il suo sport, tutto il sentimento, i sacrifici e le gioie provate grazie a quello che lui avverte come il suo onnipresente e silenzioso compagno di vita.

Straziante ma sereno il momento in cui ci racconta che se è vero che la mente è ancora in grado di offrire tanto al basket, il suo corpo no, proprio no.

E allora Kobe saluta, ringrazia e omaggia il basket in un tenero ma lucidissimo omaggio che passa attraverso i suoi ricordi da bambino fino ad approdare i suoi celebri successi da grande stella.

Ricordi e risultati che si intrecciano, allineandosi e sovrapponendosi lungo quella palla a spicchi dalla quale non avrebbe voluto separarsi mai.

Rivederlo oggi, a pochi mesi dalla sua morte ci porta ad essere ancora più partecipi dell'immenso dolore che la famiglia NBA sta provando, che ogni appassionato sta provando.

Kobe Bryant è stato uno dei più importanti sportivi della storia.

A 2 anni dal suo ritiro ha vinto un premio Oscar.

In quanti possono vantare di essere riusciti in questa impresa?

Credo nessuno, anzi ne sono sicuro.

Non puoi riuscire ad essere cosi di impatto per milioni di persone se non hai qualcosa di speciale, negli occhi, nel cuore, nello spirito.

E Kobe quel qualcosa ce l'aveva, a prescindere da qualsiasi altra osservazione.

La vittoria 2020 da parte dei Lakers, a 10 anni dall'ultima finale disputata dal Black Mamba, nell'anno della sua tragica scomparsa, a pochi mesi dal sorpasso (che per molti è suonato come un passaggio di testimone) nella classifica all time dei punti segnati da parte di quel Lebron James oggi nuova stella della Lakers Nation e di tutto il firmamento NBA, suona come uno strana, amara, drammatica ma poetica chiusura del cerchio.

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